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Vangelo della Domenica

23 Giugno 2024

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - B

L'episodio contenuto nel Vangelo di oggi, in cui Gesù calma la burrasca sul lago di Tiberiade, fu un fatto realmente accaduto, ma può avere un significato spirituale anche per noi oggi, un insegnamento importante per la nostra vita cristiana.

Gli apostoli, per non rassegnarsi ad essere inghiottiti dalla furia del lago, si decidono a svegliare il Maestro, che se ne sta a poppa placidamente addormentato, stanco per il continuo cammino e l'incessante predicazione.

Loro, pescatori da sempre, si consideravano gli "esperti", perciò avevano invitato Gesù a starsene a poppa, mentre loro avrebbero pensato alle manovre. Se si fosse trattato di aggiustare qualche parte della barca, forse lo avrebbero consultato, dal momento che il padre Giuseppe era stato un falegname ottimo. Ma riguardo alla navigazione si sentivano superiori e volevano pensarci loro. Perciò lo persuadono a starsene in disparte, invitandolo a riposare. Solo quando capiscono che la barca affonda e la morte è vicina, solo allora si aggrappano a Gesù e gli dicono: "Maestro, svegliati, perché stiamo affondando!".

L'evangelista Marco riporta con parole diverse il disperato grido dei discepoli, quasi di rimprovero a Gesù. Ma Matteo, fedele cronista presente al fatto, annota così le parole degli apostoli di quella drammatica sera: Salvaci, Signore, siamo perduti! (Mt 8,25).

L'uomo, molto spesso, è accecato dalla sua superbia, credendosi sempre capace di tutto e su tutto. La sua forza e la sua intelligenza lo rendono altezzoso e sicuro di sé. Dal canto suo, Gesù non si impone a nessuno, se non in casi eccezionali: lascia liberi e attende, sperando che alla fine, anche nel momento estremo della morte, l'uomo invochi il suo aiuto.

Nell'uomo superbo e orgoglioso il Maestro vede tutti i sordi e i ciechi dello spirito, che nel corso della storia si sarebbero rovinati per voler fare da sé e per non credere nella Parola, nonostante Egli sia sempre attento ai loro bisogni, in attesa di essere chiamato in soccorso.

Le sventure servono almeno a farci persuasi del nostro nulla, della nostra impotenza di fronte alle grandi forze della natura, specie della nostra fragilità di fronte alla malattia e alla morte. Non è forse quest'ultima come una tromba d'acqua, alta e spaventosa, irrefrenabile, che avanza e inghiotte tutto? Gli apostoli, quando la vedono venire contro di loro, si inginocchiano e si aggrappano dove e come possono, certi che ormai è la fine. Solo il Salvatore poteva fermare quell'onda di morte dicendo: Taci, calmati!

Tutti siamo chiamati a passare all'altra riva, dove ci aspetta l'eternità. Ma prima di raggiungerla ci sono le prove che possono far affondare la nostra fede, indebolita dall'orgoglio, dalla superbia, dalla negazione di Dio, dal materialismo, dalla sensualità. Ma ricordiamoci che Gesù, anche se sembra dormire o lo abbiamo messo in disparte, è sempre con noi e ci può venire in soccorso.

Salvaci, Signore, siamo perduti! (Mt 8,25). Ecco il grido che il Signore attende anche da noi, quando la fine è prossima. Ma meglio sarebbe dargli più fiducia e non relegarlo in poppa quando le giornate sono serene, fidandoci sempre di Lui. Non c'è che il Salvatore che possa salvare, specie nel momento del trapasso. Con Lui la tempesta cesserà e la nostra barca raggiungerà sicura e placida l'eterna sponda.

Gesù non si comporta come noi e rimane sempre fedele. Noi invece, quando qualcuno respinge il nostro consiglio o aiuto e poi lo vediamo negli impicci, se anche non siamo tanto maligni da goderne, rimaniamo sdegnosi e indifferenti a guardarlo, senza commuoverci al suo grido di soccorso. Col nostro severo contegno gli diciamo: "Quando ti volevo aiutare non mi hai voluto. Ora arrangiati!". Gesù non fa così, perché è l'Amore ed è il Salvatore. Salva sempre non appena viene pregato, e non ricorda il torto ricevuto.

La paura della morte c'è per tutti. Tale paura aumenta sempre più forte, man mano che la morte si avvicina e la vita si allontana. Il terrore assale l'anima e la fa soffrire atrocemente, perché tutto ciò in cui si credeva diventa nulla. È una montagna d'acqua che travolge e inghiotte senza pietà e senza guardare in faccia a nessuno, nemmeno il più ricco e potente della terra.

Ma, se abbiamo Gesù con noi e lo supplichiamo con fede e pentimento, Egli si alza imponente e comanda alla tenebra: Taci! "Taci, o morte! Taci, Satana! Questo mio figlio non ti appartiene, perché ora mi chiama e io lo salvo! Aspettavo questo momento per strapparlo alla tua vendetta. Fin qui giungerai e non oltre e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde".

P.Enzo Redolfi