Martedì, 16 Giu 2026
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Vangelo della Domenica

Domenica 14 Giugno

PERCHÈ LA NOSTRA GIOIA SIA PIENA

Chi ci può dare la vera gioia? Cosa rende felice l’uomo? L’uomo è felice quando ha l’amore, la casa, il lavoro, il cibo, la bevanda, gli amici, la salute, il successo, il denaro, lo svago, la serenità, il riposo. Queste sono cose buone, poiché non è bene dire che è brutto ciò che è bello, o che è male ciò che è fatto per il bene (Gn 1). Ma tali realtà possono rendere felici davvero? Sì, rendono felici, ma non per sempre, perché col tempo tutto passa. Anche l’amore, prima o poi, scompare quando l’amato o l’amata ritorna alla casa del Padre. Ecco perché il Signore ci comanda di non amare le cose e le persone più di Lui. Non perché non sia giusto amare ciò che è buono e bello, ma per non rimanere delusi quando ciò che è bello e buono scompare. Perciò dice il Signore: Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà (Mt 10,37-39). Essere degni di Gesù vuol dire appunto credere alla sua Parola, in modo da non trovarci spogli quando tutto ci sarà tolto.

 

Solo la gioia vera ed eterna soddisfa. Solo la gioia offerta da Dio può soddisfare la gioia cercata dall’uomo, perché solo il suo Amore è infinito, perfetto e duraturo. In Dio troveremo tutto. È per questo che il Maestro dichiara: Dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia (Gv 17,13), e l’apostolo Pietro professa: In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (At 4,12).

 

Per comprendere ancora meglio quanto detto finora, riflettiamo anche su queste altre parole del Maestro: Nessuno è buono, se non Dio solo (Mc 10,18). Nessuno è buono, se non Dio solo! Sì, perché Uno solo può liberarci veramente da quel “cattivo” a cui nessuno può resistere e che prima o poi devasta la nostra vita e la divora, cioè la morte. Gesù ci libera dalla morte corporale, perché è il Vivente. E ci libera anche dalla morte spirituale, perché è il Redentore. Dice solennemente: Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi (Ap 1,17-18).

 

La morte! Chi non ne ha paura? Nemmeno il più ricco dei ricchi del mondo la può cancellare. Tutti la temono. Essa è sempre in agguato e, se anche non attacca e sembra lontana e mansueta, quando è l’ora arriva e uccide senza pietà e senza guardare in faccia a nessuno. Non teme i potenti e se ne ride dei ricchi. Quando, col permesso di Dio, decide di attaccare, non c’è scampo. Nessuno è capace di sconfiggerla, se non Dio solo. Infatti, anche se per ora la morte ha pieni poteri, un giorno anch’essa sarà vinta, in virtù di Colui che è il Vincitore e il Risorto. Dice l’apostolo Paolo: L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte (1Cor 15,26).

 

Grazie al Signore, tutti rivivranno, anche se non tutti potranno appartenere alla schiera dei beati, perché non vollero credere e vivere in Lui. Egli dice infatti: Verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna (Gv 5,28-29)

 

Perché la nostra gioia sia perfetta, dobbiamo riempirci della gioia della Perfezione, cioè della grazia di Gesù Cristo, vissuto, morto e risorto per noi, in modo che la nostra soddisfazione sia completa e ci sia dato ciò che più desideriamo. Sì, nessuno è buono, se non Dio solo, poiché solo Dio può vincere il Nessuno, cioè il Nulla: la morte. Se non ameremo noi stessi e la vita più di Lui, con tutte le cose e le persone che la compongono, Dio sarà davvero la nostra gioia. Non solo troveremo il Signore, ma anche la nostra terrena esistenza, fatta di persone e di cose, di aspirazioni e di progetti, e sarà gioia piena (Gv 16,24).

 

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(padre E. Ronchi)