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Vangelo della Domenica

14 Luglio 2024

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - B

La seconda Lettura di oggi, presa dalla Lettera di Paolo agli Efesini, contiene parole molto belle e importanti riguardo alla nostra vocazione cristiana e al nostro destino umano. Dice l'Apostolo: Dio ci ha scelti prima della creazione mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito del suo volere.

Tante volte, forse, ci saremo chiesti: "Qual è lo scopo della creazione? Perché Dio ha fatto l'uomo? Qual è il senso della vita? Come sarà il nostro futuro?". Sono domande molto antiche e sempre nuove, molto serie e sempre importanti.

Già i grandi filosofi del passato, specie quelli greci, guidati dallo Spirito, tentarono di dare una risposta ai grandi "perché" della vita. Capivano che la creazione ha un senso e che ha senso parlare di un Creatore. Capivano che la creazione ha un'origine e un fine, perché non si può esser fatta da sola. Capivano che vi è un Essere che guida tutto con amore, pur rimanendo nel nascondimento (Is 45,15). Dio era intuito ma non compreso, cercato ma non trovato. Perciò Paolo, parlando ai cittadini riuniti all'Areopago di Atene, disse: Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio (At 17,23).

Colui che gli antichi cercavano senza conoscere, noi lo conosciamo senza averlo cercato. Il Dio che fece il cielo e la terra, il Dio che formò l'uomo a propria immagine e somiglianza e che fece tutte le creature visibili e invisibili, si è rivelato in Gesù Cristo, Uomo e Dio. Nessuno conosce il Padre se non il Figlio, perciò chi conosce il Figlio conosce il Padre (Mt 11,27).

Dio ci ha scelti ancora prima di creare l'universo. Ciò significa che noi eravamo da sempre nel pensiero di Dio e che l'universo è in funzione dell'uomo. Tutto è in previsione di noi, perciò noi valiamo più di tutto (Mt 10,31). Siamo pensati dall'eterno e in vista dell'eternità, progettati ancor prima di essere creati, e salvati dopo essere stati creati.

Ma cos'è l'eternità? È un mistero talmente grande che non possiamo capirne l'ampiezza, essendo l'eternità infinita. Che è mai un po' di godimento terreno, in confronto all'eterno glorioso? Ecco perché dice il Signore: Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? (Mc 8,36-37).

L'uomo, figlio dell'Altissimo, è chiamato dall'Altissimo ad essere santo e immacolato al suo cospetto, per condividere con Lui la gloria del cielo. Dio è Amore, perciò è l'amore che ci rende divini. Ecco perché l'amore è il primo comandamento (Mt 22,37-40).

Come dice l'Apostolo, noi siamo predestinati ad essere di Dio e con Dio, ma non siamo obbligati ad esserlo. Prescelti e condotti, ma liberi di scegliere ciò che vogliamo e di volere ciò che scegliamo. Il destino è offerto, ma non imposto. Il destino lo facciamo noi, in base alla nostra buona o cattiva volontà.

Alcuni potrebbero dire: "Se Dio conosce il nostro futuro eterno, perché ci ha creati correndo il rischio di perderci? Non poteva crearci direttamente in paradiso?". Si, Dio poteva crearci direttamente in paradiso, ma saremmo stati dei beati come gli angeli, non dei santi come i glorificati secondo queste parole di Paolo: Santi e immacolati al suo cospetto nella carità. Solo a noi, infatti, che siamo sulla terra e abbiamo un corpo, Dio ha concesso di meritare la gloria del corpo dopo essere vissuti sulla terra. Gli angeli, invece, non potranno mai meritare la santità che possiamo meritare noi, perché non devono lottare contro la carne e il mondo. Solo noi possiamo fare della terra uno sgabello per il cielo. Solo noi possiamo stare al cospetto di Dio, grazie a quell'amore che ci rende simili a Lui.

Altri potrebbero dire: "Se Dio ci ha predestinati, non siamo liberi". No. Siamo predestinati, ma non vincolati. Nessuno ci destina un futuro contro la nostra volontà. Certo, Dio conosce tutto in anticipo, se ci salviamo o ci danniamo, ma la sua conoscenza non determina la nostra volontà. Al contrario, è la nostra volontà che determina la conoscenza di Dio. In altre parole, il suo sapere dipende dal nostro volere. Se Dio non dovesse creare chi si perde non creerebbe nessuno, perché ognuno, creato che sia, è libero di perdersi.

La domanda sul senso della vita, che occupava la mente dei grandi filosofi, ha dunque una risposta. Questa: il senso della vita è conoscere Dio per amarlo e goderlo in eterno. Amarlo dopo averlo conosciuto, goderlo dopo averlo amato. Perciò, scuotiamo la "polvere" dai nostri piedi e gettiamo via le seduzioni del male, custodendo nel cuore queste sacre parole del Salmo: Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore. La sua salvezza è vicina a chi lo tem

P.Enzo Redolfi