Sabato, 16 Ott 2021
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Don Osvaldo Belli
Dal bollettino di Lozzo

IL FUTURO DELLE PARROCCHIE
Parla il teologo don Armando Matteo, neo sottosegretario aggiunto alla Dottrina della fede. L’urgenza di una «rivoluzione pastorale» in Italia a partire da Messe e sacramenti in vista dell’iter sinodale Il fossato sempre più largo, che la comunità dei credenti deve registrare tra il suo universo e quello delle nuove generazioni, da una parte, e quello non meno ampio delle donne che transitano verso la maturità dall’altra (giusto per citare i “casi seri” della pastorale degli ultimi decenni), dovrebbe pur costituire, per gli operatori pastorali, quella pietra d’inciampo in grado di far aprire gli occhi sulla strana follia che sembra dominare il loro agire. E dovrebbe portarli ad un’irrecusabile evidenza: la “mentalità pastorale” che governa la vita spicciola delle parrocchie non a più all’altezza. Per risultati diversi, occorrono azioni diverse; per azioni diverse, occorre una mentalità diversa Una vera sorpresa definisce la sua nomina a sottosegretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede. Don Armando Matteo non si aspettava la decisione di papa Francesco che lo ha chiamato nel Palazzo del Sant’Uffizio. Cinquant’anni a settembre, originario dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, non è soltanto docente di teologia fondamentale alla Pontificia Università Urbaniana di Roma ma anche un “divulgatore”. Perché con i suoi numerosi libri ha affrontato questioni complesse con uno sguardo fuori degli schemi e soprattutto con un linguaggio accessibile. E’ il caso di Evviva la teologia. La scienza divina (San Paolo; pagine 192; euro 16). Oppure di Pastorale 4.0 (Ancora; pagine 118; euro 13), volume caro a papa Francesco e dedicato all’urgenza di una «rivoluzione copernicana» nelle parrocchie di fronte alle «follie pastorali», come le chiama il teologo, che frustrano le comunità e non fanno neppure breccia nel cuore della gente. Un testo che il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha inviato a tutti i vescovi della Penisola in vista della prossima Assemblea generale dedicata all’iter per mettere a punto il Sinodo della Chiesa italiana sollecitato dal Pontefice. Don Armando Matteo, partiamo dalla sua nomina vaticana. Albergano nel mio cuore sentimenti di profonda riconoscenza per il Papa, insieme al desiderio di poter onorare al meglio questa sua fiducia, mettendomi pienamente a disposizione del cardinale prefetto Luis Ladaria Ferrer e dell’intera Congregazione per la dottrina della fede. Il libro Pastorale 4.0 è una sorta di prima bussola verso il Sinodo per l’Italia. Come leggere il cammino agli esordi? Quello che mi posso augurare, pensando alla comunità ecclesiale della Penisola, è che tutti noi – laici, clero e religiosi - possiamo ritrovare il gusto e l’entusiasmo di vivere una nuova tappa evangelizzatrice. Spero che si possa davvero scatenare in tutti una nuova passione per il Vangelo e un rinnovato amore per coloro che vivono nelle periferie esistenziali e di povertà in cui oggi è impellente davvero una parola di risurrezione.
Papa Francesco, invitando a cominciare il percorso sinodale, ha richiamato il Convegno ecclesiale di Firenze del 2015 in cui chiedeva di declinare nel concreto l’Evangelii gaudium. Cambiare si può?

L’Evangelii gaudium è davvero una “bomba”. Se solo la lasciassimo di più agire, ci farebbe compiere un enorme salto di qualità nell’avviare quella trasformazione di mentalità pastorale di cui c’è bisogno. Il messaggio è netto: in Italia ma non solo, servono parrocchie capaci di accettare la fine della cristianità e l’entrata in un profondo cambiamento d’epoca. Servono parrocchie che non temono la creatività e l’immaginazione, che vivano intensamente la “mistica della fraternita”, che custodiscano la prossimità con i poveri e che sappiano, quando è il caso, anche dare fastidio. Penso in particolare alle questioni legate alla giustizia intergenerazionale e alla latitanza educativa degli adulti. Ma soprattutto servono parrocchie abitate da credenti “feriti” dallo sguardo d’amore di Gesù.
Lei parla di una pastorale schizofrenica...

Negli ultimi anni ho avuto la grazia di visitare molte realtà del Paese. E non c’è posto dove non abbia potuto constatare il desiderio, da parte degli operatori pastorali, di un qualche cambiamento: per esempio a proposito della Cresima o della pastorale rivolta ai giovani. Emerge il desiderio di vivere un’esperienza ecclesiale più ricca e più aperta a tutte le fasce di età e non solo come è ora appannaggio di chi è più avanti con gli anni.
II punto problematico, però, è dato dal fatto che gli stessi operatori pensano di realizzare questi desideri senza cambiare minimamente le cose che si fanno da decenni.
Dalle quali dipendono, in qualche misura, le frustrazioni attuali. (Continua)

passione per il Vangelo e un rinnovato amore per coloro che vivono nelle periferie esistenziali e di povertà in cui oggi è impellente davvero una parola di risurrezione. Papa Francesco, invitando a cominciare il percorso sinodale, ha richiamato il Convegno ecclesiale di Firenze del 2015 in cui chiedeva di declinare nel concreto l’Evangelii gaudium. Cambiare si può? L’Evangelii gaudium è davvero una “bomba”. Se solo la lasciassimo di più agire, ci farebbe compiere un enorme salto di qualità nell’avviare quella trasformazione di mentalità pastorale di cui c’è bisogno. Il messaggio è netto: in Italia ma non solo, servono parrocchie capaci di accettare la fine della cristianità e l’entrata in un Brusaferro (ISS): le tre cose che un uomo di fede fa in tempo di Covid Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 26/08/21 Il presidente dell’Is�tuto superiore di Sanità è credente. Ma raramente si esprime su ques� temi Silvio Brusaferro, presidente dell’Is�tuto superiore di Sanità è credente ma del suo rapporto con la fede parla raramente. Anche per il ruolo che ricopre. Si è trovato a ves�re, infa�, i non certo comodi panni di portavoce del Comitato tecnico-scien�fico (Cts) dentro la bufera del Covid-19. Una “chiamata” «Non amo sbandierarla, ma neppure la nascondo – dice ad Avvenire (22 agosto) – Credo che ognuno di noi nella propria vita sia chiamato a svolgere ruoli, anche impegna�vi e talora del tutto impensabili, per i quali cerchiamo di essere pron� e adegua�. È quello che è successo a me: una “chiamata”». I talen� da far fru�are e l’a�enzione agli altri Un secondo conce�o chiave, che Brusaferro me�e in relazione alla fede, «sono i propri talen�, tan� o pochi: sappiamo di dover me�ere ogni sforzo per farli fru�are al meglio, nel mio caso far sì, tra l’altro, che il metodo scien�fico suppor� le decisioni necessarie. Infine, l’a�enzione agli altri: siamo inseri� in una comunità, un valore che dev’essere sempre presente». La prossimità Secondo il presidente dell’Is�tuto superiore di Sanità una delle lezioni della pandemia è che l’organizzazione sociale, come quella sanitaria, debbano tener presente che, in un tempo difficile come quello della pandemia, le relazioni personali sono occasioni preziose di salute. Alla mala�a e alla sofferenza, accanto a quella tecnico-scien�fica, va data anche una risposta di prossimità». Una persona fragile, dice Brusaferro, «ha bisogno di una rete di suppor� relazionali e sociali. Creare re� di re� di relazione, sviluppare le cure primarie vicino al ci�adino, sono forme di prossimità, a par�re dal nostro s�le di vita». Una salute più forte Una risposta, insomma, alle spinte individualis�che. «La pandemia – conclude – ha mol�plicato e reso eviden� le ricadute nega�ve della solitudine, tema ben presente anche prima del Covid. La rete sociale, la comunità, i servizi di prossimità rinforzano la salute delle persone. C’è un beneficio, già noto, che ora è evidente a tu�». profondo cambiamento d’epoca. Servono parrocchie che non temono la creatività e l’immaginazione, che vivano intensamente la “mistica della fraternita”, che custodiscano la prossimità con i poveri e che sappiano, quando è il caso, anche dare fastidio. Penso in particolare alle questioni legate alla giustizia intergenerazionale e alla latitanza educativa degli adulti. Ma soprattutto servono parrocchie abitate da credenti “feriti” dallo sguardo d’amore di Gesù. Lei parla di una pastorale schizofrenica... Negli ultimi anni ho avuto la grazia di visitare molte realtà del Paese. E non c’è posto dove non abbia potuto constatare il desiderio, da parte degli operatori pastorali, di un qualche cambiamento: per esempio a proposito della Cresima o della pastorale rivolta ai giovani. Emerge il desiderio di vivere un’esperienza ecclesiale più ricca e più aperta a tutte le fasce di età e non solo come è ora appannaggio di chi è più avanti con gli anni. II punto problematico, però, è dato dal fatto che gli stessi operatori pensano di realizzare questi desideri senza cambiare minimamente le cose che si fanno da decenni. Dalle quali dipendono, in qualche misura, le frustrazioni attuali. (Continua)