Sabato, 16 Ott 2021
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Padre Redolfi
P.Redolfi

Un aiuto per credere e vivere in Dio
Lezioni spirituali di P. Enzo Redolfi
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10 Ottobre 2021
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)
Avere la vita eterna
Il Vangelo di questa domenica inizia con una domanda stimolante, profonda e sempre attuale, che un giovane ricco rivolge a Gesù. La domanda è questa:
MAESTRO BUONO, CHE COSA DEVO FARE PER AVERE LAVITA ETERNA?
Gesù però non risponde subito, ma ribatte:
PERCHÉ MI CHIAMI BUONO? NESSUNO È BUONO, SE NON DIO SOLO.
Perché il Maestro non risponde subito al ricco? Forse perché si considerava un uomo come tutti, santo ma non "Buono", cioè non Divino? No. Risponde così per nascondere ai presenti la sua divinità e provare nel giovane la fede in Lui, considerato uomo dai più.

Cosa bisogna fare per avere la vita eterna? È una domanda molto importante e attuale, anche se non è più attuale ciò che è importante. Chi è che non desidera vivere per sempre? Tutti vorremmo non morire mai, specie se stiamo bene e siamo felici. Tutti vorremmo la vita eterna e non invecchiare, carpendo alla natura il segreto
dell'immortalità e tenendo la morte in nostro potere. Ciò non è possibile. Tutti, ricchi o poveri, devono morire e rendere conto della loro vita, perché nessuno è "Buono", se non Dio solo. Solo Lui è l'Eterno.
Se Dio è l'Eterno, come possiamo fare per essere anche noi eterni come Lui? La risposta la dà l'Eterno stesso:
SE VUOI ENTRARE NELLA VITA, OSSERVA I COMANDAMENTI (Mt 19,17).
I comandamenti procurano la vita eterna perché vengono dall'Amore e sono mezzi d'amore. Essendo l'Amore il Vivente, chi osserva i comandamenti si fa simile a Lui e vive con Lui.
Osservare i comandamenti significa essere come Dio, partecipando alla sua vita divina. Quindi, alla domanda molto antica e sempre nuova della generazione umana, Gesù propone l'osservanza della legge divina sempre nuova seppur antica.
Sono i comandamenti che procurano la vita eterna, non i soldi e le medicine. Non sono le cose naturali che procurano l'eternità, nemmeno per l'uomo più ricco del mondo, bensì le cose soprannaturali: la santità.
I dieci precetti, rivelati a Mosè, furono scolpiti su due tavole di pietra. Sia per indicare che due sono i comandi che li riassumono: l'amore di Dio e l'amore del prossimo (Mt 22,40), sia per indicare che non si possono cancellare. Gesù stesso non venne per abolire, ma per dare compimento (Mt 5,17).
Chi non osserva i divini precetti perde la facoltà di essere "buono" e quindi di avere la vita eterna. Gesù, che era Dio, li ha osservati per primo, dandoci l'esempio. Se dunque vogliamo avere la vita eterna, dobbiamo osservare i comandamenti che ci rendono simili a Dio.
Dopo averci rivelato la via della vita, il Maestro, come al giovane ricco, chiede se vogliamo essere perfetti, salendo l'ultimo gradino della santità.
Dice:
SE VUOI ESSERE PERFETTO, VÀ, VENDI QUELLO CHE POSSIEDI, DALLO AI POVERI E AVRAI UN TESORO NEL CIELO; POI VIENI E SEGUIMI (Mt 19,21).
Come è possibile per un padre di famiglia abbandonare tutto e seguire Gesù? Costui non potrà mai essere perfetto? No, anche al padre di famiglia sono dirette le parole del Maestro buono, perché per amare i poveri non occorre dare tutto ciò che hanno i ricchi. I poveri sono soprattutto coloro che hanno bisogno di amore, e l'amore si può dare in tante maniere, anche senza spogliarsi delle proprie cose materiali. Gesù ci chiede di essere distaccati dalla materia, facendo della materia uno sgabello per lo spirito, poiché la santità è raggiungibile per varie vie: le virtù, segue un'unica direzione: l'amore, ha un'unica meta: Dio.

Dio fa passare anche un cammello per la cruna di un ago, quando l'ago è più grande del cammello, cioè quando l'uomo usa la propria libera volontà, per voler liberamente essere buono. Non sono le ricchezze che impediscono l'entrata nel regno dei cieli, ma l'uso scorretto di esse. Nulla è impossibile al Buon Dio quando Dio è aiutato dall'uomo buono.
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DI POCO INFERIORE AGLI ANGELI
Queste parole dell'apostolo Paolo, se non ben comprese, possono creare confusione, perché sembra che Gesù sia un uomo come tutti, inferiore perfino agli angeli:
QUEL GESÙ, CHE FU FATTO DI POCO INFERIORE AGLI
ANGELI, LO VEDIAMO ORA CORONATO DI GLORIA E DI ONORE A CAUSA DELLA MORTE CHE HA SOFFERTO
(Eb 2,9).
In questo passo San Paolo parla agli ebrei, partendo dall'umanità del Cristo, per poi chiarir loro la sua divinità.
Dice "di poco inferiore agli angeli", perché gli stessi ebrei avevano riconosciuto in Gesù un uomo straordinario, che operava miracoli strepitosi e di una sapienza mai udita (Gv 7,46), considerandolo perciò quasi di natura soprannaturale, appena di poco inferiore agli angeli.
Essendo uomo come tutti, Gesù era considerato dagli ebrei inferiore agli angeli, riconoscendo tuttavia in Lui una personalità eccezionale. San Paolo in seguito, allargando in suo discorso, chiarisce loro molto bene che Gesù è in realtà superiore a tutti, di natura divina, per mezzo del quale ogni cosa è creata e sussiste.
L'umanità di Gesù non toglie nulla alla sua divinità, ma anzi ci è di conforto, e diventa per noi sprone e aiuto nel nostro cammino di fede. Sarebbe stato un modello impossibile se il Signore non si fosse considerato uomo come noi, soggetto come noi alle prove e alle tentazioni della vita. Gesù fu di poco inferiore agli angeli, come dicevano gli ebrei; ma non inferiore a Dio, come diciamo noi. In tal modo possiamo vincere sulle potenze del male, diventando addirittura superiori agli angeli, se ora seguiremo gli  esempi del nostro Maestro per raggiungere poi i tesori del nostro Dio


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da https://www.veritasvita.it/