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Vangelo della Domenica

25 Febbraio 2024

II DOMENICA DI QUARESIMA - B
Nel celebre racconto della Trasfigurazione sul monte Tabor, Gesù, Figlio di Dio, si manifesta nella sua gloria divina ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Un fatto prodigioso e soprannaturale, avvenuto su una collina della Galilea non lontana da Nazaret, per confermare nella fede i tre apostoli che avrebbero poi dovuto confermare gli altri nove.

Innanzi tutto ci domandiamo: "Come mai si manifesta a loro tre e non ad altri?". La risposta è questa: Gesù volle con Sé Pietro, perché era il primo pontefice della Chiesa, perché doveva guidare i rimanenti apostoli e perché avrebbe testimoniato il Vangelo fino a Roma. Volle con Sé Giovanni, il discepolo prediletto, l'unico non destinato al martirio, perché avrebbe predicato a lungo la natura del suo Maestro, Uomo e Dio, anche fuori della Palestina. Volle con sé Giacomo, fratello di Giovanni, perché destinato ad essere il primo apostolo a morire martire nella sua Patria, e quindi aveva bisogno di forza soprannaturale per superare la prova.

Alcuni si domanderanno: "Perché Gesù non prese con sé anche gli altri nove, così da fortificarli tutti?". La risposta è questa: Perché fra loro vi era Giuda: Satana, e la gloria di Dio non poteva manifestarsi a lui. Infatti Dio non può stare con il demonio e non è conveniente che le cose sante vengano date ai porci (Mt 7,6).

Alcuni però obietteranno: "Ma forse Giuda, pur essendo un satana, vedendo Gesù-Dio, avrebbe capito la vera regalità del Cristo e perciò non lo avrebbe tradito e non si sarebbe dannato". No. Giuda non si sarebbe convertito lo stesso, perché era un pervertito. La grazia, infatti, non annulla la volontà. Anzi, il dono ricevuto lo avrebbe portato ad una vendetta ancora maggiore per non riuscire a costringere il Maestro a manifestare la sua potenza, aumentando in tal modo la gravità della colpa. Gesù sapeva tutto questo e perciò non volle causare un danno maggiore all'apostolo "amico" (Mt 26,50), sperando in una sua possibile conversione. Sapeva che il destino di Giuda era segnato, ma fino alla fine tentò di salvarlo e di sostituire la sua persona con un'altra.

Ai tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, il Padre fece udire la sua potente voce: Questi è il figlio mio prediletto: ascoltatelo! Tali parole sono molto importanti, sia per capire che il Figlio è rivelato dal Padre, sia per capire che il Padre è rivelato dal Figlio. Infatti, in un suo importante discorso, il Maestro affermò: Il Padre è in me e io nel Padre (Gv 10,38), e ancora: Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare (Mt 11,27).

Gesù è davvero il Messia promesso, la rivelazione dell'unico e vero Dio. Ecco perché l'Altissimo ci comanda di ascoltarlo. Dal suo ascolto dipende la nostra fede e la nostra vita. Solo Gesù, infatti, che è la Verità, può rivelare l'unicità del Dio vero. Solo Lui, che è il Vivente, può dare la vita a chi è morto. Solo Lui, che morì per i nostri peccati, può riscattare i peccati di coloro che sono morti.

Infine rispondiamo a un'altra domanda: "Perché il Maestro raccomanda ai tre apostoli di non parlare di ciò che hanno visto?". La ragione è che se avessero raccontato il fatto del Tabor, tutti, compreso Giuda, si sarebbero esaltati e avrebbero ancor meno capito che il Cristo, secondo quanto dicevano le profezie, doveva soffrire molto, essere respinto dal suo popolo e morire in croce. Gesù chiede di tacere per non colpevolizzare maggiormente chi non accettava lo scandalo della sua morte. Non potevano ancora capire che, come dice il Salmo di oggi: Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli.

Assieme al Maestro apparvero Mosè ed Elia, la Guida e il Profeta, la Legge e la Parola, per indicare che Gesù è l'unica Legge e la vera Profezia, la vera Parola e l'unica Guida. In Lui troviamo la Via per giungere alla Terra promessa del paradiso. In Lui abbiamo il Profeta vero che ci ripete il pensiero del Padre. Dice infatti: Io sono venuto nel nome del Padre mio (Gv 5,43); Tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi (Gv 15,15); Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità (Gv18,37).

La teofania del Tabor non si è conclusa. Ogni giorno Gesù manifesta la sua gloria con vari segni e prodigi, spesso nascosti e incompresi. Ogni giorno il Padre, attraverso la sua Chiesa, ripete al mondo le solenni parole: Questi è il Figlio mio diletto: ascoltatelo! e: "Ascoltate, o amati, il mio Figlio!".

Sì, anche noi siamo molto amati dal Padre, eredi del Figlio dell'uomo! Egli, che fermò la mano dell'Angelo su Isacco, figlio di Abramo, non fermò la sua mano su Gesù, Figlio di Dio. Il monte Moria, scelto per l'olocausto, fu lo stesso monte Calvario di quasi venti secoli più tardi, presagio di ciò che sarebbe stata la Redenzione. Ripetiamo perciò con riconoscenza e amore le seguenti parole del Salmo: Hai spezzato le mie catene.

P.Enzo Redolfi