Sabato, 27 Nov 2021
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Ognissanti e fedeli defunti.
Riflessioni a partire dalla teologia di Ratzinger
Di Simone Billeci | 31/10/2021   
Quali sono i fondamenti filosofico-dogmatici delle festività che i cristiani vivono il 1 e il 2 novembre, cioè la solennità di Tutti i Santi e la Commemorazione dei fedeli defunti? Don Simone Billeci, analizzando il pensiero di Joseph Ratzinger, parte dal concetto greco d’immortalità dell’anima e quello biblico di risurrezione arrivando fino alla modernità Continua


Non sei lontano dal regno di Dio

Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Gesù rispose: "Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore;30amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima,
con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi". 32Lo scriba gli disse: "Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; 33amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forzaamare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici". 34Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: "Non sei lontano dal regno di Dio". E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. (Mc 12,28b-34)
così”, aveva più o meno detto loro il Maestro, “perché in quello stato di beatitudine tutti i risorti saranno come angeli del cielo”, e allo scriba che si avvicina ora con un’altra domanda, questa precisazione era piaciuta. Si avvicinò quindi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». A questa domanda, che secondo altri evangelisti è lo stesso Maestro a porla, Gesù risponde con le semplici parole che si leggono in due distinti testi della Scrittura e che già i rabbini erano abituati ad unire, come si deduce da Lc 10,27, dove è lo scriba a pronunciarle.

Il comandamento dell’amore verso il Signore, qui giustamente detto il primo, si trova in Dt 6,4-5, ed è precisamente l’incipit dello Shemà Israel: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il comandamento dell’amore verso il prossimo, qui detto secondo, si trova, invece, in Lv 19,18: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.

Gesù li distingue in primo e secondo, ma, concludendo che “non c'è altro comandamento più grande di questi”, li unisce in una unità inseparabile. Una cosa che lo scriba apprezza molto e glielo fa notare con queste parole: “Hai detto bene, Maestro, è secondo verità, che Egli [Dio] è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”.

A differenza dello scriba dei paralleli sinottici che fa la stessa domanda, ma per mettere maliziosamente alla prova Gesù (Mt 22,35 e Lc 10,25), il dottore della Legge che parla qui è una brava persona. Quello che crede non è molto lontano da ciò che lascerà scritto Giovanni nella sua prima lettera: «Se uno dice: "Io amo Dio" e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20).

Gesù, infatti, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. È l’unica volta nei Vangeli sinottici che Gesù apprezza uno scriba, al punto che la simpatia con cui l’evangelista Marco lo presenta sembra la stessa riservata, nello stesso secondo Vangelo, a Giuseppe d’Arimatea che andò a chiedere a Pilato il corpo di Gesù eche aspettava anch'egli il regno di Dio” (Mc 15,43).

In questo paragrafo del Vangelo sembra che Gesù non aggiunga nulla sull’amore, dal momento che è lo scriba a dirgli che si è espresso bene, ma il non sei lontano dal regno di Dio”, oltre che un apprezzamento e un invito, è anche una precisazione. Per Gesù, infatti, l’amore del prossimo non si limita ai fratelli ebrei o cristiani che siano, ma a tutti, nemici compresi. Per questo gli dice: “Non sei lontano dal regno di Dio”.

Come al giovane ricco mancava solo una cosa (seguire Gesù) anche a quest’altra persona onesta e pia, manca la stessa cosa, pur non essendo lontano, come quello, dal poterlo seguire. È forse per avere detto questo (“Non sei lontano dal regno di Dio”) che, come conclude l’evangelista, “nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo”? Per timore che li sollecitasse a seguirlo più da vicino? In questo caso, fino a un certo punto, potrebbe essere anche il nostro problema.

Con questa affermazione (“Non sei lontano dal regno di Dio”) il Signore continua a provocarci affinché cerchiamo di capire sempre meglio cosa significa essere suoi discepoli. In ciascuno di noi, anche se cristiani e seguaci di Cristo, ci dovrebbe, dunque, sorgere questa domanda: “Cos’è che ancora mi manca?”.          
p. Bruno Moriconi ocd

"Difendo l'unità della Chiesa"
Papa Francesco: Motu proprio sulle messe in latino, "uso distorto"
Le messe in latino e con il sacerdote rivolto verso l'altare non si potranno più celebrare nelle chiese parrocchiali, eccetto casi straordinari autorizzati dal vescovo diocesano. "L'intento pastorale dei miei Predecessori" proteso al "desiderio dell'unità" è stato "spesso gravemente disatteso" scrive il Papa in una lettera ai vescovi del mondo Tweet Immagine di repertorio Papa Francesco, dimesso dal Gemelli, è tornato in Vaticano: "Ringrazio tutti" Angelus, il Papa si affaccia dal decimo piano del Gemelli: "Grazie per vicinanza e sostegno" 16 luglio 2021 Stretta di Papa Francesco sulle messe celebrate in rito antico. Il Pontefice ha pubblicato un Motu Proprio che modifica le norme delle celebrazioni nella liturgia precedente il Concilio. Saranno i vescovi ad essere responsabili delle disposizioni. Le messe in latino e con il sacerdote rivolto verso l'altare in ogni caso non si potranno più celebrare nelle chiese parrocchiali. E' "una situazione che mi addolora e mi preoccupa", scrive il Papa in una lettera ai vescovi del mondo, sottolineando che "l'intento pastorale dei miei Predecessori" proteso al "desiderio dell'unità" è stato "spesso gravemente disatteso". Papa Francesco, nella lettera ai vescovi con la quale spiega le motivazioni delle nuove norme che disciplineranno le messe in rito antico,sottolinea "un uso strumentale del Missale Romanum del 1962, sempre di più caratterizzato da un rifiuto crescente non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II, con l'affermazione infondata e insostenibile che abbia tradito la Tradizione e la 'vera Chiesa' ". Messa in latino, si cambia. Dopo che Benedetto XVI, per venire incontro ai lefebvriani e agli altri tradizionalisti, aveva liberalizzato con il motu proprio Summorum pontificum (2007) il messale preconciliare, la cosiddetta "messa in latino", papa Francesco abroga quella svolta e torna a ribadire, con il motu proprio Traditionis Custodes firmato oggi, che "i libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l'unica espressione della lex orandi del Rito Romano".   Francesco spiega che la decisione nasce da ampie consultazioni svolte negli anni scorsi per verificare l'attuazione della Summorum pontificum che, scrive, "hanno rivelato una situazione che mi addolora e mi preoccupa, confermandomi nella necessità di intervenire. Purtroppo l'intento pastorale dei miei Predecessori, i quali avevano inteso 'fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell'unità, sia reso possibile di restare in quest'unità o di ritrovarla nuovamente', è stato spesso gravemente disatteso. Una possibilità offerta da san Giovanni Paolo II e con magnanimità ancora maggiore da Benedetto XVI al fine di ricomporre l'unità del corpo ecclesiale nel rispetto delle varie sensibilità liturgiche è stata usata per aumentare le distanze, indurire le differenze, costruire contrapposizioni che feriscono la Chiesa e ne frenano il cammino, esponendola al rischio di divisioni". Da qui la decisione di abrogare ogni disciplina precedente, e regolamentare, caso per caso, tramite la responsabilità dei vescovi diocesani, la possibilità di concedere in via straordinaria la celebrazione della messa spalle al popolo, secondo il messale pre-conciliare del 1962. "I presbiteri ordinati dopo la pubblicazione del presente Motu proprio, che intendono celebrare con il Missale Romanum del 1962, devono inoltrare formale richiesta al Vescovo diocesano il quale prima di concedere l'autorizzazione consulterà la Sede Apostolica", sancisce Francesco. "I presbiteri i quali già celebrano secondo il Missale Romanum del 1962, richiederanno al Vescovo diocesano l'autorizzazione per continuare ad avvalersi della facoltà". E' per difendere l'unità del Corpo di Cristo che mi vedo costretto a revocare la facoltà concessa dai miei Predecessori. L'uso distorto che ne è stato fatto è contrario ai motivi che li hanno indotti a concedere la libertà di celebrare la Messa con il Missale Romanum del 1962".  ( da RaiNews)


 

PARROCCHIA DI SANTA MARIA in PIEVE DI CADORE

“ADOTTA UNA CANNA DELL’ORGANO”

Dopo la gioiosa e generosa notizia del donatore di 100.000 euro per il restauro dell’organo, da anni silenzioso in chiesa arcidiaconale, molti parrocchiani

continua



PIEVE DI CADORE
Pieve di S. Maria Nascente, costituita nel primo millennio cristiano, Madre di tutte le Comunità cristiane del Cadore
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Parrocchia Santa Maria Nascente
Altitudine m 878 Abitanti 1545
Festa patronale 8 settembre: Natività di Maria.
La festa ebbe origine probabilmente nel secolo V in Oriente, dove era viva la tradizione della casa natale di Maria. A Roma venne introdotta nel secolo VII. Celebra l'iinizio  del piano di  redenzione: la nascita della bambina ebrea, umile discendente  della famiglia reale  di Davide,chiamata ad essere il tempio del Verbo incarnato.
Altre feste:
• 29 giugno, Santi apostoli Pietro e Paolo, compatroni;
• 10 agosto, San Lorenzo, patrono di Sottocastello.
La  comunità cristiana del  Cadore  fu fondata  presumibilmente già  nel secolo IV dai  missionari aquileiesi.Una chiesa antica, dedicata ai santi Pietro e Paolo, sorgeva sul vicino Montericco. La chiesa pievanale dedicata alla Madonna è documentata dal secolo XII. E' la madre di tutte le parrocchie del Cadore: fino al secolo XIV i sacerdoti della canonica di Pieve si recavano ad officiare fin nei più lontani villaggi ed a Pieve convenivano le popolazioni di tutto il Cadore per i riti più importanti. L'edificio attuale, progettato da Domenico Schiavi di Tolmezzo (secolo XVIII), conserva opere d'arte ed arredi antichi: pitture dei "nostri" Tiziano, Francesco, Cesare, Marco e Orazio Vecellio; poi  del Bassano, Dolci, Catena, Palma il Giovane, Cattarino Veneziano, Diziani; frammenti dell'altare a portelle quattrocentesco; argenterie; paramenti tra i quali un quattrocentesco piviale di velluto ricamato.
Indirizzo:Piazza:Tiziano 41, 32044 PIEVE DI CADORE
Tel e Fax 0435 32261 cell.3405172120 : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Pievano: Mons.Diego Soravia

 

 


Come posso confessarmi?
«Laddove i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale, si ricorda che la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata dal votum confessionis, vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali.»
Nella nota della Penitenzieria Apostolica di venerdì scorso sul sacramento della Riconciliazione nell’attuale situazione di pandemia, vi è indicato come le circostanze causate della diffusione del nuovo coronavirus, che stanno obbligando le persone a rimanere a casa e non poter recarsi a messa e a confessarsi, non modifichino le prescrizioni del Codice di diritto canonico. Lo ha ribadito anche Papa Francesconell’omelia alla celebrazione mattutina del medesimo giorno nella cappella di Casa Santa Marta:
«Io so che tanti di voi, per Pasqua, andate a fare la Confessione per ritrovarvi con Dio. Ma tanti mi diranno oggi: “Ma padre, dove posso trovare un sacerdote, un confessore, perché non si può uscire da casa? […] Tu fai quello che dice il Catechismo. È molto chiaro: se tu non trovi un sacerdote per confessarti, parla con Dio, è tuo Padre, e digli la verità: “Signore, ho combinato questo, questo, questo… Scusami”. E chiedigli perdono con tutto il cuore, con l’Atto di dolore, e promettigli: “Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso”. E subito tornerai alla grazia di Dio. Tu stesso puoi avvicinarti, come ci insegna il Catechismo, al perdono di Dio senza avere un sacerdote “a portata di mano”. Pensateci: è il momento! Questo è il momento giusto, il momento opportuno. Un Atto di dolore ben fatto, e così la nostra anima diventerà bianca come la neve.»
In questi giorni difficili, la preghiera dà anche la possibilità di ricevere un’indulgenza speciale. Un’altra nota della Penitenzieria Apostolica, rilasciata sempre venerdì, concede l’indulgenza plenaria, oltre che ai fedeli affetti da Coronavirus, agli operatori sanitari e ai loro familiari con determinate condizioni,
«a quei fedeli che offrano la visita al Santissimo Sacramento, o l’adorazione eucaristica, o la lettura delle Sacre Scritture per almeno mezz’ora, o la recita del Santo Rosario, o il pio esercizio della Via Crucis, o la recita della Coroncina della Divina Misericordia, per implorare da Dio Onnipotente la cessazione dell’epidemia, il sollievo per coloro che ne sono afflitti e la salvezza eterna di quanti il Signore ha chiamato a sé.»