Martedì, 19 Giu 2018
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POLONIA SETTEMBRE 2018

Locandina

LO STATO SOPRA TUTTO

Al padre e alla madre di Alfie non è permesso di portare via il bimbo.
Ogni genitore deve poter essere certo che sia stato fatto tutto, ogni genitore deve vedere il suo bambino morire solo dopo che ogni strada è stata tentata. A questi due genitori non è permesso.Il piccolo corre il rischio di morire se lascia l’ospedale, quindi meglio che muoia in ospedale senza rischi.Il giorno successivo al blitz tentato dal padre, Alfie non ha avuto diritto alla presenza della madre per un giorno.La madre è un cittadino britannico, ed è incensurata, non è una terrorista e non è sospettata di avere un atto terroristico tra i suoi progetti.Eppure uno stato separa una madre dal suo bimbo malato.E ora vengono dei dubbi sul perché si siano rassegnati i genitori di Charlie: la paura di essere allontanati?Abbiamo dato tutto in mano allo stato: le cure mediche, la scuola, le pensioni, la sicurezza. Lo stato può tutto. Lo Stato è il nuovo Dio.Giudici e legali dell’ospedale hanno continuato a battere sul “migliore interesse” (best interest) del piccolo Alfie, da far valere anche nei confronti della volontà dei genitori; “migliore interesse” che era già stato stabilito nelle precedenti sentenze. Ma abbiamo idea di cosa significhi stabilire che in determinati casi il “miglior interesse” di una persona sia di essere messo a morte? Quale concezione della vita si nasconde dietro una affermazione del genere? Tom, il papà di Alfie, ha fatto una affermazione: «Lo Stato non è proprietario di mio figlio» che nella sua semplicità esprime perfettamente il dramma del momento attuale. Lo Stato moderno pretende di avere diritto di vita e di morte su ciascuno dei suoi sudditi. Per questo giudici e medici – solerti funzionari dello Stato – hanno dichiarato guerra a Tom e Kate. La loro ostinazione di giovani incoscienti rischia di far inceppare una macchina da guerra.L’avvocato degli Evans non poteva rimettere in discussione la questione del “miglior interesse”: Essendo già stata oggetto delle sentenze precedenti rilanciare il tema sarebbe stato oltraggio alla Corte. Ha cercato dunque altre strade e si è appellato alla “libertà di movimento”, un diritto umano fondamentale. Incredibilmente – sebbene in linea con le assurdità precedenti – i giudici hanno negato che Alfie sia in stato di detenzione, tralasciando che la sua stanza è piantonata da diversi poliziotti e molti altri bloccano tutte le uscite dell’ospedale. Con tutti i casi di terrorismo accaduti in Gran Bretagna, è stato comunque una rarità questo spiegamento di forze per non far muovere un bambino di due anni.Ormai il valore assoluto della persona – eredità della civiltà cristiana - sta diventando un ricordo del passato, per lasciare il posto a un totalitarismo violento che schiaccia le singole persone, come nel caso di Alfie in Inghilterra e il caso di Vincent in Francia. Lo aveva ben predetto il Santo Giovanni Paolo II che nella enciclica Veritatis Splendor (1993), dopo aver parlato della caduta del comunismo, afferma: «Si profila oggi un rischio non meno grave per la negazione dei fondamentali diritti della persona umana e per il riassorbimento nella politica della stessa domanda religiosa che abita nel cuore di ogni essere umano: è il rischio dell’alleanza fra democrazia e relativismo, che toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità. Infatti, se non esiste nessuna verità ultima la quale guida e orienta l’azione politica, allora le idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia».E non si pensi che l’inserimento forzato, e contro il parere dei genitori, della teoria gender nelle scuole di ogni ordine e grado, sia qualcosa di molto diverso.La vicenda del piccolo Alfie ci aiuti almeno a prendere coscienza di quanto sta accadendo per fermare questa barbarie.

 

DOMENICA 18 MARZO 2018

LA VITA COME UN CHICCO DI GRANO

Vogliamo vedere Gesù. Grande domanda dei cercatori di sempre, domanda che è mia. La risposta di Gesù dona occhi profondi: se volete capire me, guardate il chicco di grano; se volete vedermi, guardate la croce. Il chicco di grano e la croce, sintesi umile e vitale di Gesù. Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Una frase difficile e anche pericolosa se capita male, perché può legittimare una visione doloristica e infelice della religione. Un verbo balza subito in evidenza per la sua presa emotiva: se non muore, se muore. E pare oscurare tutto il resto, ma è il miraggio ingannevole di una lettura superficiale. Lo scopo verso cui la frase converge è “produrre”: il chicco produce molto frutto. L’accento non è sulla morte, ma sulla vita. Gloria di Dio non è il morire, ma il molto frutto buono. Osserviamo un granello di frumento, un qualsiasi seme: sembra un guscio secco, spento e inerte, in realtà è una piccola bomba di vita. Caduto in terra, il seme non marcisce e non muore, sono metafore allusive. Nella terra non sopraggiunge la morte del seme, ma un lavorio infaticabile e meraviglioso, è il dono di sé: il chicco offre al germe (ma seme e germe non sono due cose diverse, sono la stessa cosa) il suo nutrimento, come una madre offre al bimbo il suo seno. E quando il chicco ha dato tutto, il germe si lancia verso il basso con le radici e poi verso l’alto con la punta fragile e potentissima delle sue foglioline. Allora sì che il chicco muore, ma nel senso che la vita non gli è tolta ma trasformata in una forma di vita più evoluta e potente. La seconda immagine dell’auto-presentazione di Gesù è la croce: quando sarò innalzato attirerò tutti a me. Io sono cristiano per attrazione, dalla croce erompe una forza di attrazione universale, una forza di gravità celeste: lì è l’immagine più pura e più alta che Dio ha dato di se stesso. Con che cosa mi attira il Crocifisso? Con i miracoli? Con lo splendore di un corpo piagato? Mi attira con la più grande bellezza, quella dell’amore. Ogni gesto d’amore è sempre bello: bello è chi ami e ti ama, bellissimo è chi, uomo o Dio, ti ama fino all’estremo. Sulla croce l’arte divina di amare si offre alla contemplazione cosmica. «A un Dio umile non ci si abitua mai» (papa Francesco), a questo Dio capovolto che scompiglia le nostre immagini ancestrali, tutti i punti di riferimento con un chicco e una croce, l’umile seme e l’estremo abbassamento: Dio ama racchiudere / il grande nel piccolo: / l’universo nell’atomo / l’albero nel seme / l’uomo nell’embrione / la farfalla nel bruco / l’eternità nell’attimo / l’amore in un cuore / se stesso in noi
ERMES RONCHI

 

 

DOMENICA 4 MARZO 2018

SE MERCANTEGGIAMO CON LUI, DIO CI ROVESCIA IL TAVOLO

Gesù entra nel tempio: ed è come entrare nel centro del tempo e dello spazio, nel fulcro attorno al quale tutto ruota. Ciò che ora Gesù farà e dirà nel luogo più sacro di Israele è di capitale importanza: ne va di Dio stesso. Gesù si prepara una frusta e attraversa la spianata come un torrente impetuoso, travolgendo uomini, animali, tavoli e monete. I tavoli rovesciati, le sedie capovolte, le gabbie portate via mostrano che il capovolgimento portato da Gesù è totale. Vendono buoi per i ricchi e colombe per i sacrifici dei poveri. Gesù rovescia tutto: è finito il tempo del sangue per dare lode a Dio. Come avevano gridato invano i profeti: io non bevo il sangue degli agnelli, io non mangio la loro carne; misericordia io voglio e non sacrifici (Os 6,6). Gesù abolisce, con il suo, ogni altro sacrificio; il sacrificio di Dio all’uomo prende il posto dei tanti sacrifici dell’uomo a Dio. Gettò a terra il denaro, il dio denaro, l’idolo mammona, vessillo innalzato sopra ogni cosa, installato nel tempio come un re sul trono, l’eterno vitello d’oro è sparso a terra, smascherata la sua illusione E ai venditori di colombe disse: non fate della casa del Padre, una casa di mercato.Dio è diventato oggetto di compravendita. I furbi lo usano per guadagnarci, i devoti per guadagnarselo. Dare e avere, vendere e comprare sono modi che offendono l’amore. L’amore non si compra, non si mendica, non si impone, non si finge. Non adoperare con Dio la legge scadente del baratto dove tu dai qualcosa a Dio perché lui dia qualcosa a te. Come quando pensiamo che andando in chiesa, compiuto un rito, accesa una candela, detta quella preghiera, fatta quell’ offerta, abbiamo assolto il nostro dovere, abbiamo dato e possiamo attenderci qualche favore in cambio. Così siamo solo dei cambiamonete, e Gesù ci rovescia il tavolo. Se crediamo di coinvolgere Dio in un gioco mercantile, dobbiamo cambiare mentalità: Dio non si compra ed è di tutti. Non si compra neanche a prezzo della moneta più pura. Dio è amore, chi lo vuole pagare va contro la sua stessa natura e lo tratta da prostituta. «Quando i profeti parlavano di prostituzione nel tempio, intendevano questo culto, tanto pio quanto offensivo di Dio» (S. Fausti): io ti do preghiere e offerte, tu mi dai lunga vita, fortuna e salute. Casa del Padre, sua tenda non è solo l’edificio del tempio: non fate mercato della religione e della fede, ma non fate mercato dell’uomo, della vita, dei poveri, di madre terra. Ogni corpo d’uomo e di donna è divino tempio: fragile, bellissimo e infinito. E se una vita vale poco, niente comunque vale quanto una vita. Perché con un bacio Dio le ha trasmesso il suo respiro eterno. ERMES RONCHI

Dalle Omelie di San Giovanni Crisostomo

Credete! Anche ora vi è quella stessa cena alla quale Gesù prese parte.
Non c’è nessuna differenza tra questa e quella. Non si può dire neppure che questa sia
celebrata da un uomo, quella da Gesù stesso, ma sia l’una che l’altra sono
celebrate da Gesù. Quando vedi che il prete ti dà l’Eucaristia non pensare che a

far questo sia il prete, ma pensa che è la mano di Cristo che è tesa verso di te.
Colui che ha fatto il dono più grande, cioè ha dato se stesso, a maggior ragione
non disdegnerà di darti il suo corpo. Ascoltiamo con attenzione di che cosa siamo
stati resi degni. Ascoltiamo e rabbrividiamo.Il Signore ci ha concesso di saziarci
della sua santa carne, ci ha offerto se stesso immolato. Quale giustificazione
troveremo se, nutriti dell’agnello, diventiamo come lupi; se, saziati della pecora,
deprediamo come leoni? Questo sacramento è un sacramento di pace, non
permette di contendere per il possesso delle ricchezze. Quale giustificazione
avremo se, per curare i nostri beni, trascuriamo la nostra anima per la quale Gesù
non ha risparmiato se stesso? Non vergognarti dunque della croce! Queste sono
le nostre cose sacre, questi i nostri misteri; con questo dono ci adorniamo, di esso
ci fregiamo e ci gloriamo.