Sabato, 16 Ott 2021
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"Difendo l'unità della Chiesa"
Papa Francesco: Motu proprio sulle messe in latino, "uso distorto"
Le messe in latino e con il sacerdote rivolto verso l'altare non si potranno più celebrare nelle chiese parrocchiali, eccetto casi straordinari autorizzati dal vescovo diocesano. "L'intento pastorale dei miei Predecessori" proteso al "desiderio dell'unità" è stato "spesso gravemente disatteso" scrive il Papa in una lettera ai vescovi del mondo Tweet Immagine di repertorio Papa Francesco, dimesso dal Gemelli, è tornato in Vaticano: "Ringrazio tutti" Angelus, il Papa si affaccia dal decimo piano del Gemelli: "Grazie per vicinanza e sostegno" 16 luglio 2021 Stretta di Papa Francesco sulle messe celebrate in rito antico. Il Pontefice ha pubblicato un Motu Proprio che modifica le norme delle celebrazioni nella liturgia precedente il Concilio. Saranno i vescovi ad essere responsabili delle disposizioni. Le messe in latino e con il sacerdote rivolto verso l'altare in ogni caso non si potranno più celebrare nelle chiese parrocchiali. E' "una situazione che mi addolora e mi preoccupa", scrive il Papa in una lettera ai vescovi del mondo, sottolineando che "l'intento pastorale dei miei Predecessori" proteso al "desiderio dell'unità" è stato "spesso gravemente disatteso". Papa Francesco, nella lettera ai vescovi con la quale spiega le motivazioni delle nuove norme che disciplineranno le messe in rito antico,sottolinea "un uso strumentale del Missale Romanum del 1962, sempre di più caratterizzato da un rifiuto crescente non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II, con l'affermazione infondata e insostenibile che abbia tradito la Tradizione e la 'vera Chiesa' ". Messa in latino, si cambia. Dopo che Benedetto XVI, per venire incontro ai lefebvriani e agli altri tradizionalisti, aveva liberalizzato con il motu proprio Summorum pontificum (2007) il messale preconciliare, la cosiddetta "messa in latino", papa Francesco abroga quella svolta e torna a ribadire, con il motu proprio Traditionis Custodes firmato oggi, che "i libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l'unica espressione della lex orandi del Rito Romano".   Francesco spiega che la decisione nasce da ampie consultazioni svolte negli anni scorsi per verificare l'attuazione della Summorum pontificum che, scrive, "hanno rivelato una situazione che mi addolora e mi preoccupa, confermandomi nella necessità di intervenire. Purtroppo l'intento pastorale dei miei Predecessori, i quali avevano inteso 'fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell'unità, sia reso possibile di restare in quest'unità o di ritrovarla nuovamente', è stato spesso gravemente disatteso. Una possibilità offerta da san Giovanni Paolo II e con magnanimità ancora maggiore da Benedetto XVI al fine di ricomporre l'unità del corpo ecclesiale nel rispetto delle varie sensibilità liturgiche è stata usata per aumentare le distanze, indurire le differenze, costruire contrapposizioni che feriscono la Chiesa e ne frenano il cammino, esponendola al rischio di divisioni". Da qui la decisione di abrogare ogni disciplina precedente, e regolamentare, caso per caso, tramite la responsabilità dei vescovi diocesani, la possibilità di concedere in via straordinaria la celebrazione della messa spalle al popolo, secondo il messale pre-conciliare del 1962. "I presbiteri ordinati dopo la pubblicazione del presente Motu proprio, che intendono celebrare con il Missale Romanum del 1962, devono inoltrare formale richiesta al Vescovo diocesano il quale prima di concedere l'autorizzazione consulterà la Sede Apostolica", sancisce Francesco. "I presbiteri i quali già celebrano secondo il Missale Romanum del 1962, richiederanno al Vescovo diocesano l'autorizzazione per continuare ad avvalersi della facoltà". E' per difendere l'unità del Corpo di Cristo che mi vedo costretto a revocare la facoltà concessa dai miei Predecessori. L'uso distorto che ne è stato fatto è contrario ai motivi che li hanno indotti a concedere la libertà di celebrare la Messa con il Missale Romanum del 1962".  ( da RaiNews)


 

PARROCCHIA DI SANTA MARIA in PIEVE DI CADORE

“ADOTTA UNA CANNA DELL’ORGANO”

Dopo la gioiosa e generosa notizia del donatore di 100.000 euro per il restauro dell’organo, da anni silenzioso in chiesa arcidiaconale, molti parrocchiani

continua



PIEVE DI CADORE
Pieve di S. Maria Nascente, costituita nel primo millennio cristiano, Madre di tutte le Comunità cristiane del Cadore
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Parrocchia Santa Maria Nascente
Altitudine m 878 Abitanti 1545
Festa patronale 8 settembre: Natività di Maria.
La festa ebbe origine probabilmente nel secolo V in Oriente, dove era viva la tradizione della casa natale di Maria. A Roma venne introdotta nel secolo VII. Celebra l'iinizio  del piano di  redenzione: la nascita della bambina ebrea, umile discendente  della famiglia reale  di Davide,chiamata ad essere il tempio del Verbo incarnato.
Altre feste:
• 29 giugno, Santi apostoli Pietro e Paolo, compatroni;
• 10 agosto, San Lorenzo, patrono di Sottocastello.
La  comunità cristiana del  Cadore  fu fondata  presumibilmente già  nel secolo IV dai  missionari aquileiesi.Una chiesa antica, dedicata ai santi Pietro e Paolo, sorgeva sul vicino Montericco. La chiesa pievanale dedicata alla Madonna è documentata dal secolo XII. E' la madre di tutte le parrocchie del Cadore: fino al secolo XIV i sacerdoti della canonica di Pieve si recavano ad officiare fin nei più lontani villaggi ed a Pieve convenivano le popolazioni di tutto il Cadore per i riti più importanti. L'edificio attuale, progettato da Domenico Schiavi di Tolmezzo (secolo XVIII), conserva opere d'arte ed arredi antichi: pitture dei "nostri" Tiziano, Francesco, Cesare, Marco e Orazio Vecellio; poi  del Bassano, Dolci, Catena, Palma il Giovane, Cattarino Veneziano, Diziani; frammenti dell'altare a portelle quattrocentesco; argenterie; paramenti tra i quali un quattrocentesco piviale di velluto ricamato.
Indirizzo:Piazza:Tiziano 41, 32044 PIEVE DI CADORE
Tel e Fax 0435 32261 cell.3405172120 : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Pievano: Mons.Diego Soravia

 

 


Come posso confessarmi?
«Laddove i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale, si ricorda che la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata dal votum confessionis, vale a dire dalla ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono dei peccati, anche mortali.»
Nella nota della Penitenzieria Apostolica di venerdì scorso sul sacramento della Riconciliazione nell’attuale situazione di pandemia, vi è indicato come le circostanze causate della diffusione del nuovo coronavirus, che stanno obbligando le persone a rimanere a casa e non poter recarsi a messa e a confessarsi, non modifichino le prescrizioni del Codice di diritto canonico. Lo ha ribadito anche Papa Francesconell’omelia alla celebrazione mattutina del medesimo giorno nella cappella di Casa Santa Marta:
«Io so che tanti di voi, per Pasqua, andate a fare la Confessione per ritrovarvi con Dio. Ma tanti mi diranno oggi: “Ma padre, dove posso trovare un sacerdote, un confessore, perché non si può uscire da casa? […] Tu fai quello che dice il Catechismo. È molto chiaro: se tu non trovi un sacerdote per confessarti, parla con Dio, è tuo Padre, e digli la verità: “Signore, ho combinato questo, questo, questo… Scusami”. E chiedigli perdono con tutto il cuore, con l’Atto di dolore, e promettigli: “Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso”. E subito tornerai alla grazia di Dio. Tu stesso puoi avvicinarti, come ci insegna il Catechismo, al perdono di Dio senza avere un sacerdote “a portata di mano”. Pensateci: è il momento! Questo è il momento giusto, il momento opportuno. Un Atto di dolore ben fatto, e così la nostra anima diventerà bianca come la neve.»
In questi giorni difficili, la preghiera dà anche la possibilità di ricevere un’indulgenza speciale. Un’altra nota della Penitenzieria Apostolica, rilasciata sempre venerdì, concede l’indulgenza plenaria, oltre che ai fedeli affetti da Coronavirus, agli operatori sanitari e ai loro familiari con determinate condizioni,
«a quei fedeli che offrano la visita al Santissimo Sacramento, o l’adorazione eucaristica, o la lettura delle Sacre Scritture per almeno mezz’ora, o la recita del Santo Rosario, o il pio esercizio della Via Crucis, o la recita della Coroncina della Divina Misericordia, per implorare da Dio Onnipotente la cessazione dell’epidemia, il sollievo per coloro che ne sono afflitti e la salvezza eterna di quanti il Signore ha chiamato a sé.»